ANNA FALCHI

La Venexiana

REGIA

regia/direction Fernando Balestra


ANNO

2003


DESCRIZIONE

Il tanto famigerato teatro estivo può conquistare il pregio di restituire alle piazze e agli antri l’esplosione di festosità e di energia della messa in scena popolare (nel senso di “accessibile” a un pubblico il più vasto possibile) che dall’alto Medioevo e fin dentro al Rinascimento mischiò senza riverenza e, talvolta in chiave sublime, il sacro col profano. Capitò un battesimo all’aperto memorabile al plot del La Venexiana (“miracolo d’arte, s’è detto”, e quindi il meraviglioso artificio), illuminato da fiaccole in una calda notte della seconda metà del ‘500 a Venezia. Fu una sola replica curata dal Club della Calza: gli accorgimenti tecnici e drammaturgici dell’allestimento furono probabilmente travasati nella copia del manoscritto originale perduto. Nobili e cortigiani, a un tempo interpreti e spettatori, recitarono, guardarono e si guardarono risucchiati da una struttura architettonica preesistente all’azione del dramma, di volta in volta definita per “luoghi deputati” dal susseguirsi delle scene alla maniera di Shakespeare. Mi propongo di ritornare (succede con i passi della memoria sopravanzati al sonno) a La Venexiana attraverso una nuova versione e di spalmarla, come per un gioco d’infanzia, su un palcoscenico nudo: quattro sedie di legno e paglia (quelle delle vecchie sacrestie) per attori a riposo; due segni per la casa di Anzola, la vedova, e la casa di Valeria, la giovane sposa insoddisfatta, ospiti a turno delle grazie contese del forestiero Julius in due salotti paralleli, arredati da eleganti e costosissimi mobili d’epoca (in jugenstyle e mackintosh); un paio di cesti ingombranti (quelli delle antiche compagnie in tournée) per le attrezzerie e le stoffe; chiudono sul fondo praticabili e scale. A vista il tavolaccio delle magie su cui vivisezionare un’ipotesi di realtà e radiografare una società “aperta” (La Venexiana è opera corale dove fa da padrone l’intreccio ineluttabile, così fa Amore con le sue vittime) in un divertimento senza pause e pensieri, se pur con accenti di crudeltà (la cecità di Cupido) e qualche dolorosa malinconia (la malinconia di Eros). Dal punto di vista della parola è la Babele linguistica di oggi: l’italiano, il veneziano, il latino, il napoletano, lingue della nostra tradizione teatrale, insieme all’inglese, allo spagnolo, al russo, le lingue subalterne importate dagli immigrati extracomunitari (cui si ispirano le servette delle due dame). La luce dei riflettori fa giorno e notte: nel prologo dormiveglia avanza Oberon, il mangiafuoco, preso in prestito dal “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare (l’ho messo in scena cinque anni fa con Elisabetta Gardini, Sebastiano Somma e Alessio di Clemente), che maneggia irrispettoso burattini e storie……. Rispetto ai sei personaggi dell’opera c’è un cantastorie (la cantante Simona Montenero, tra i primi classificati all’ultimo Castrocaro): canta l’amore all’alba, al meriggio, all’imbrunire, alla sera. Fernando Balestra


NOTE

Tratto dalla commedia di un anonimo veneziano del 500.


CAST

- Anna Falchi

- Elisabetta Gardini