Ce n'e' per tutti
REGIA
Luciano Melchionna
ANNO
2009
DESCRIZIONE
Un ragazzo, incapace di reggere le contraddizioni della vita e il dolore del mondo, sale sul Colosseo con la volontà di estraniarsi da tutto. L’arrivo lassù dell’anziana nonna che gli ricorda la giocosità dell’infanzia e che gli comunica la leggerezza di chi ha vissuto tanto e ha imparato ad accettare la vita per com’è, sembrerebbe la chiave risolutiva per salvarlo.
Sotto, la realtà invadente, l’indifferenza e il cinismo dei mass-media lo assediano mentre gli amici confusi e superficiali si producono, involontariamente, in performance esilaranti nel tentativo di raggiungerlo.
Un mondo di sopravvissuti, smarrito, incapace di piangere. Ragazzi e ragazze che, grazie all’amico, rallentano per la prima volta la propria inutile corsa. Per guardarsi dentro. Forse.
NOTE
Ce n’è per tutti” affonda le radici nella forma e nei contenuti della commedia all’italiana degli esordi. Dipinge personaggi immersi in una realtà che tutto ingloba e colora, tanto da diventare uno spaccato della società contemporanea e delle contraddizioni che in essa albergano.
Ma se questo è l’assunto di partenza, i toni della storia si fanno via via più netti, accesi, a tratti grotteschi e persino surreali, per evidenziare il caos dei sentimenti e delle relazioni che esistono e legano i protagonisti. Questo caos interiore si riflette all’esterno dei personaggi, e si materializza in una città - “la più bella del mondo”, come ci tiene a definirla uno dei nostri protagonisti - che appare però al suo punto di non ritorno, stretta com’è nella morsa del traffico, del rumore, del disagio, dell’incomunicabilità e del degrado.
In questa cornice folle e pulsante, si va configurando il cuore della vicenda: il gesto inaspettato di uno di loro, Gianluca, che ha colto, unico del gruppo, il senso di inutilità della propria esistenza, trascinata in quella sopravvivenza che vita vera non è. Gianluca tenta di attirare l’attenzione degli amici su di sé, arrampicandosi sul Colosseo - emblema della Città Eterna, della sua storia millenaria, delle crudeltà di cui è stato testimone e dell’oblio del Tempo - probabilmente per ridare a se stesso e al mondo un significato, un motivo per continuare. Gli amici accolgono, in qualche modo, questa richiesta di aiuto, ma lo fanno a modo loro, con inconsapevole ipocrisia, e con la consueta superficialità.
Il salvataggio dell’amico diventa improvvisamente uno stimolo, un obbiettivo per contrastare l’impotenza che contraddistingue la loro quotidianità. Ma si rivela ben presto, un’occasione fatua di socialità, più che un reale desiderio di salvare una vita. Si sfugge, con lo stordimento delle parole e delle situazioni contingenti, anche solo la possibilità di una riflessione personale che la circostanza stessa dovrebbe suggerire.
I nostri amici sognano di essere eroi. Ma sono eroi posticci, del nulla, vittime anche in questo caso di una società dei mass media, una società che enfatizza e inventa disastri immaginari, pur di distrarsi da quelli reali. Una società che poi obbliga al “salvataggio” o alla “riabilitazione” di un essere umano, senza domandarsi il perché, senza fermarsi a considerare i motivi di un gesto così radicale.
E sono proprio i mass media - che rilanciano la notizia del presunto tentativo di suicidio - a essere i protagonisti collaterali della storia. Le “news” rimbalzano dai telegiornali alla radio, manifestano la loro potenza portando i genitori del ragazzo agli onori della cronaca, e sbattendoli poi in un appello per salvare la vita del figlio: parole che vorrebbero e dovrebbero essere salvifiche, ma che non fanno altro che ribadire ancora una volta la vanità e l’assenza dei sentimenti.
Per fortuna, in questo mondo che gira a vuoto facendo un gran chiasso, un mondo fin troppo reale e riconoscibile, esiste almeno una figura che vi si contrappone, e che è l’unica vera chance di Gianluca per prendere una decisione che lo riporti ad affrontare l’esistenza, e a crescere.
Si tratta della nonna, una donna che appare forte, ancorata a valori che possono sembrare superati ma che si rivelano in realtà saldi e vitali. Questi valori si manifestano a Gianluca con il loro carico di poesia, di verità, di libertà, sorprendentemente “moderni” e addirittura rivoluzionari, qua e là. E si fondano sulla saggezza di una donna che ha vissuto, che ha visto con i propri occhi - e non attraverso la televisione - le guerre, il dolore, la paura, la fame, ma che ha parimenti vissuto la gioia vera e profonda del godere delle ricchezze della vita, anche nei suoi aspetti più semplici.
E il fatto che in realtà questa donna esile ed energica allo stesso tempo - che si è arrampicata sul Colosseo in virtù di una forza misteriosa che ha evidentemente a che fare con l’amore puro - sia in realtà un sogno, un fantasma evocato, non fa altro che rendere più pregnante e profondo il confronto tra le generazioni. La nonna è vera, reale, concreta ma è una non-viva, mentre gli altri, i veri “vivi” conducono un’esistenza ovattata, ipnotica, del tutto inconsapevole. I vivi costringono negli “archivi” cimiteriali i morti, per poterli rispolverare quando vogliono, e respingono sottoterra, al buio di una metropolitana per esempio, i morti “viventi”, gli esseri umani alla deriva, abbandonati a se stessi e alla loro infermità fisica o mentale.
Chissà se Gianluca riuscirà a trovare la forza per scendere di nuovo tra la “sua” gente, nel mondo da cui si è voluto allontanare perché vittima del terribile “dono” di una sensibilità speciale che gli permette di guardarlo negli occhi, quel mondo. Gianluca conosce la disperazione, quella che ruota dentro e intorno a sé, quella che gli altri non vogliono o non sopportano – nel vero senso della parola - di vedere. Sicuramente, con il suo gesto denuncia la difficoltà di vivere così, in una gabbia di interessi economici e pericolosi, in un mercato dove la poesia, l’arte in genere, non ha più alcun valore.
Da un punto di vista cinematografico, l’idea portante è quella di accostare due mondi apparentemente inconciliabili: da un lato una realtà iper-realistica, cruda e spiazzante nella sua comica, esilarante tragicità, girata con movimenti macchina scattanti e piani sequenza che ci immergano direttamente nella concitazione delle situazioni. Dall’altro un mondo inventato, irreale, tra le nuvole, dove Gianluca, in bilico sulla città, spera di trovare o di ritrovare un Eden agognato o rimpianto. Inquadrature classiche, campi e controcampi, morbide carrellate e soggettive sulla città, per valorizzare l’atmosfera “sospesa” e descrivere gli stati d’animo. Un mondo fittizio e pericoloso anch’esso in fondo, in quanto distante dalla realtà.
Da un lato, quindi, la violenza verbale e acustica di una società che corre follemente verso una meta del tutto sconosciuta, e dall’altro il silenzio ovattato di un eremo che si erge in osservazione del mondo sottostante. Un silenzio che invita a rallentare per dar spazio al ricordo, alla riflessione, alla contemplazione.
Per portare lo spettatore a godere di questa contrapposizione, e per farlo riflettere sui temi che sviluppa la nostra storia, si è scelto di iniziare il film tentando una totale immedesimazione con i personaggi, che si dibattono nei loro impegni quotidiani, nei loro sforzi per sopravvivere, e nelle loro contraddizioni.
Si è scelto poi lo stile della commedia, il veicolo della comicità, per portare più a fondo possibile tale immedesimazione e per allentare la soglia critica dello spettatore. E’ quindi solo in una seconda fase che si tirano le somme di quella contrapposizione caotica e surreale insieme, che ha avuto la meglio fin lì, strappando risate e stupore.
CAST
Gianluca - Lorenzo Balducci
Eva - Ambra Angiolini
Daniele - Jordi Molla'
Isa - Micaela Ramazzotti
Nonna - Stefania Sandrelli
Presentatrice tv - Anna Falchi
Padre Gianluca - Giorgio Colangeli
Madre Gianluca - Giselda Volodi
Nonno - Arnoldo Foà
Elena - Elena Russo
Paolo - Yari Gugliucci
Bruno - Marco Aceti