Piper
REGIA
Carlo Vanzina
ANNO
2007
DESCRIZIONE
SINOSSI
Nel 1965 l’Italia era un paese meraviglioso: il periodo buio della guerra era alle spalle, il benessere e le innovazioni avevano trasformato la vita di tutti, il futuro sembrava un tappeto rosso di gala, su cui camminare a passo di corsa…
Bastava studiare, lavorare, non volere troppo, “essere bravi” insomma, e non c’erano problemi.
I giovani avevano il giradischi portatile a 14 anni, il motorino a 16 e la prima macchina a 18.
Erano nati i rotocalchi dedicati esclusivamente a loro, prima in Inghilterra e Francia, poi anche da noi. Per la prima volta generazione degli adolescenti assunse lo status di “generazione di consumatori”, e schiere di esperti si concentrarono sul reperimento di merci adatte a quel nuovo pubblico.
Contemporaneamente, la musica leggera divenne un argomento serio di discussione, analisi, dibattiti; le canzonette non furono più “roba da cameriere” ma invasero la vita di tutti i giorni.
Ovunque risuonava la voce di Elvis, e poi quella dei favolosi 4 Paul, John, George e Ringo, e quella dei Rolling Stones. E ad ogni nota corrispondeva un tintinnare di dollari nelle casse delle multinazionali.
Presto i giovani cominciarono a capire la loro potenza, e ad esigere di più: vollero spazi dedicati a loro, vollero trovarsi insieme a celebrare i loro riti lontani dal mondo adulto.
Nacquero così i grandi raduni ed i locali specializzati.
I genitori cominciarono a storcere il naso, sentendosi troppo estromessi dalla vita dei loro vivaci pargoli. Ma finchè i pargoli rendevano bene, c’era chi era disposto ad incoraggiare quell’ondata di separatismo.
Si moltiplicarono come funghi i locali di tendenza a Parigi, Berlino, Londra, per non parlare dell’America.
L’Italia, tanto per cambiare, fu l’ultima, come è fatale che accada alla “periferia dell’Impero”.
Ma alla fine, nel 1965, venne annunciata l’apertura del Piper, un locale romano vicino al centro ma non in zona monumentale, un posto nato per i ragazzi e per i giovani di tutte le età.
E’ difficile oggi raccontare l’emozione e l’isteria che accompagnarono l’apertura del Piper. Dalle Olimpiadi del 60 nessun avvenimento aveva mai coagulato un simile interesse. Parteciparvi divenne obbligatorio, chi c’era era “in” e chi non c’era era irrimediabilmente “out”.
I rotocalchi fecero la loro parte, amplificando notizie, pettegolezzi, leggende. I “giovani bene” si fecero arrivare camicie e abiti da Liberty’s di Londra, le madri più sbarazzine obbligarono illustri sarti ad inventare per loro abiti giovanili e indimenticabili.
Quella notte, il cuore di Roma e dell’Italia intera batteva forte in Via Tagliamento.
Quella notte nacquero amori, finirono matrimoni, si scrissero soggetti per il cinema, e soprattutto venne alla luce quell’inconfondibile “mescolanza romana” che accomunava principesse e fruttaroli, banchieri e sciampiste, vecchi e giovani.
Una mescolanza allegra, sincera simpaticissima, che spesso durava solo lo spazio di una notte, o anche meno, ma che aveva un sapore inconfondibile.
Quello fu il Piper, un luogo “magico e indimenticabile”, in cui tutto era possibile, in cui si poteva ridere e anche piangere, divertirsi ed assordarsi, ma in modo speciale, che ha lasciato in tutti i frequentatori di allora un sentimento indelebile di rimpianto e tenerezza.
E questo noi vogliamo raccontare: gli ultimi giorni prima dell’apertura vissuti da un piccolo gruppo di personaggi tipici della Roma di allora, simpatici e antipatici, burini ed eleganti, ma tutti pieni di vita e di speranze, tutti ansiosi di salire sui cubi e ballare fino a che le gambe reggevano. Se non altro per poter dire il giorno dopo, con lieve sufficienza, agili amici: “Ieri sera sono stato al Piper. Certo ch’è forte… ma come abbiamo fatto a vivere senza un posto così?”
NOTE DEGLI AUTORI
Nel febbraio del 1965, a Roma, apriva i battenti il Piper. Quella data rappresentò un momento importantissimo nel cambiamento e nella trasformazione del costume italiano. Fino a quel momento, infatti, il pianeta dei giovani era una entità sommersa. Da quel giorno in poi, invece,
i giovani entrarono a far parte, a tutti gli effetti, dei gruppi protagonisti della ribalta sociologica. Quella discoteca servì a far prendere coscienza a molti ragazzi italiani che c'erano, esistevano,
contavano. E anche grazie al Piper, l'Italietta post Anni 50, dove il conformismo cattolico aveva rigidamente compresso la voglia di cambiamento, diventò una nazione europea, al passo con l'Inghilterra e la Francia. Questa è l'atmosfera, molto interessante, che fa da sfondo al nostro film.
Ma solo da sfondo. Perché si tratta di una commedia. Un film d'intrattenimento, fatto di situazioni divertenti e scanzonate. Condito, anche, con un pizzico di amarezza. Ingredienti tipici proprio di un certo tipo di film di allora, " Io la conoscevo bene", "La voglia matta", " Il sorpasso".
Film meravigliosi, nei quali le debolezze e le piccole miserie umane, inserite nell'attualità, ci davano un ritratto molto convincente della nostra nazione.
Noi, ispirandoci con simpatia e soprattutto con modestia, a quei modelli, abbiamo raccontato le avventure di alcuni personaggi emblematici, nei tre giorni che precedono l'apertura del Piper. Le loro storie, incrociate, finiscono per collimare proprio durante la notte mitica dell'inaugurazione
del locale.
C'è una giovane studentessa di provincia, Martina Stella, che scappa da casa per venire a fare la cantante a Roma. C'è un giornalista di sinistra, Massimo Ghini, che cerca di fare uno scoop politico ma finisce per trovare l'amore. C'è un'attricetta "maggiorata", Anna Falchi, arrivata nella
capitale per sfondare nel cinema e che se ne torna a casa, dopo delusioni ed umiliazioni, con in tasca una bella storia sentimentale. C'è un tassista "matusa", Maurizio Mattioli, legato ai valori di un'Italia sorpassata, che dopo comici tormenti finisce per accettare la vocazione musicale del figlio,
capellone e chitarrista, Matteo Branciamore. C'è una duchessa anticonformista, Carol Alt, che intuisce quanto il suo mondo stia cambiando, e si adegua al nuovo con disincantata malinconia. Insomma, PIPER è un ritratto affettuoso (speriamo anche spiritoso) che coinvolge varie generazioni, vari strati sociali e varie visioni del mondo.
La musica, naturalmente, gioca un ruolo centrale nel racconto. Serve a contestualizzare le emozioni ed a riportare a galla tanti ricordi. Quelli legati ad un mondo forse più semplice, più ingenuo, ma ancora oggi carico di valori eterni. Come l'amicizia, l'amore e la voglia di vivere.
Carlo ed Enrico Vanzina
NOTE
SOGGETTO E SCENEGGIATURA ENRICO VANZINA e CESARE FRUGONI
TECNICO DEL SUONO GAETANO CARITO
MONTAGGIO RAIMONDO CROCIANI
CASTING MARITA D’ELIA (U.I.C.)
IDEAZIONE COSTUMI NICOLETTA ERCOLE
COSTUMI PAMELA FONTINOVO
SCENOGRAFIA SERENA ALBERI
MUSICHE ORIGINALI DI MANUEL DE SICA
REALIZZATE DA LUIGI MAS
DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA CLAUDIO ZAMARION
ORGANIZZATORE GENERALE MARCO PISTOLESI
DELEGATO ALLA PRODUZIONE RTI CECILIA FERRARI
PRODUTTORE RTI COSTANTINO MARGIOTTA
PRODOTTO DA GIUSEPPE PERUGIA
REGIA DI CARLO VANZINA
UFFICIO STAMPA PRODUZIONE ENRICO LUCHERINI
CAST
Sabrina May - Anna Falchi
Roberto Benetti - Massimo Ghini
Milena - Martina Stella
Marchesa Cafiero - Carol Alt
Mario Proietti - Matteo Branciamore
Aldo Proietti - Maurizio Mattioli
Onorevole Di VIto - Gianni Ferreri